L’utopia ha 77 Piani

Project Description

L‘ESPRESSO
L’utopia ha 77 Piani

by Stefano Vastano, Feb, 2010 [View PDF]

Un’opera dissolta nel cielo. Perché il futuro è indefinito. E nasce a Oriente. Parla il padre del grallacielo di Pechino

COLLOQUIO CON OLE SCHEEREN
DI STEFANO VASTANO

A Pechino ha construito uno degli edifice più complessi di tutta la Cina: la Cctiv, le due torri intrecciate della China Central Television. Ma la Torre che Ole Scheeren, il partner più giovane di Oma, la fucina di architettura dell`olandese Rem Koolhaas, sta ora erigendo a Bankok ha qualcosa di impressionante. Si chiama Mahanakhon, ed è un grattacielo di 77 piani e 150 mila metri quadrati “esploso” a più livelli nei suoi hotel e centri commerciali, appartamentie bar , ci dice orgoglioso Scheeren, nato 38 anni fa a Karlsruhe e oggi responsabile di tutti I progetti di Oma in Asia.

Dalla Cina a Taiwan, il vostro studio sta ricostruendo mezza Asia sarà quest oil continente dell´architettura del futuro?
Sì, e non solo per realizzare grattacie li sempre più alti. L´Asia sarà la terra dell´utopia per l´architettura del Ventunesimo secolo. Lo mi occupo di Quattro progetti all´anno, e sono sempre cantieri che vanno oltre ciò che abbiamo già visto.

Cos´ha imparato da una esperienza come la torre della tv che ha costruito a Pechino?
L´aspetto più importante lavorando alla Cctv è stato sfondare ogni giorno la soglia dell´abituale: stiamo parlando di uno degli edifice più grandi mai realizzati. In più l´architetto si muove a Pechino e in Asia su terreni politici moto instabili rispetto alle realtà occidental. Il rapport con le autorità e I committenti cambia di mese in mese; chi tira su una torre della tv in Asia deve confrontarsi con altri modelli politici e culturali. Ecco perchè l´Asia sarà una sfida per noi architetti: ci obbligherà a tirar fuori una creatività e una flessibilità impensabili nel più comodo, schematic Occidente.

Molti però hanno criticato la decisione di collaborare con un regime dispotico.
Io e Rem Koohlhaas ci siamo sforzati di pensare a Pechino un´architettura nuova. Non ci interessavano record d`altezaa. Volevamo ideare uno spazio che fosse molteplice, non solo per chi lo osserva, ma anche per chi lo vive ogni giorno. È quest oil momento più bello dell´architettura, quando crei uno spazio che stimola la gente a ripensare la propria vita. Abbiamo dimostrato cosi che anche in China l´architettura può produrre moment sovversivi.

Però Daniel Libeskind si rifiuta di lavorare per I cinesi. Ci sono o no dei limiti geopolitici per voi architetti?
Nel nostro mestiere si costruisce sempre per dei potenti o per dei centri di potere. Preferisci erigere un grattacielo in Cina o un nuovo centro del potere a New York? Non so se la Freedom Tower di Libeskind sia più o meno moralmente sostenibile della nostra Cctv. Entrambi I progetti sono impigliati in contesti politici complessi. In ogni caso la Cina a me ha cambiato la vita.

In che modo?
A 18 anni, dopo aver trascorso tante estate in Italia, ho passato mesi a girare la China in sacco a pelo. Quel period ha cambiato la mia vita e le mie scelte in architettura perché ho capito che il mondo non è l´Europa o un`università del Vecchio continente.

Parla come un Siddharta dell´architettura. Ma allora come mai ha costruito a New York e Los Angeles gli “Epicenters” per Prada?
Dopo quell viaggio in China ho lavorato in uno studio grafico a New York e mi sono laureate a Londra in architettura, organizzando poi una mostra con Hans-Ulrich-Obrist. In tutti e tre I moment era in gioco l´architettura come riorganizzazione di spayi sociali. Con Miuccia Prada si trattava di creare negozi che stimolassero una nuova fruizione della marca e dello spazio urbano. In un negozio o in un grattacielo, cosa fa l´architetto se non seminare “epcentri”. Motori di nuova vita sociale?.

Veniamo al suo attuale progetto: perché deve essere così alto il suo Mahanakhon?
Più che l´altezza è importante il nome del progettoÖ Mahanakhon vuol dire Metropolis, che è anche il significato della parola Bangkok. Il mio progetto vuole diffondere comunicazione nei tre livelli in cui si artico la il grattacielo: hotel, negozi e bar. Un´architettura tropicale, in crescita e direi anzi in dissolvenza continuaÖ sono questi gli aspetti che mi interessano a Bangkok, non l´ennesimo grattacielo.

La corsa alla Torre più alta non l´affascina più?
Trovo queste torri sempre più alte noiose! Dalla Torre Eiffel all´ultimo record a Dubai l´architetto rischia di sperdere l´elemento genuine della Torre di Babele: il caos del cantiere, delle trattative per la sua organizzazione. Il senso dell´architettura è attivare comunicazione, e se nella Torre non risuona questo caos creative a che servono gli 800 o mille metri?.

Torniamo ai 77 piani del Mahanakhon ha pensato a prevenire un eventuale attacco terroristico?
L´edificio non è un omaggio al terrorismo! La sua pelle trasparente segnala il suo processo di crescita organic. Il grattacielo perde cosi la sua compattezza per dissolversi in mille punti sociali. Sarà l´indefinibilità delle forme pensata per generare nuovi processi sociali la matrice architettonica del futuro.

È un segno di “indefinibilità” il suo Interlace a Singapore, 31 edifici accatastati come pezzetti Lego?
Ho cercato di costruire un quartiere popolare diverso dai soliti mostri urbani. Ogni blocco ha sei piani ed è lungo 70 metri, e non è accatastato a caso, ma a formare esagoni aperti all´aria ,al verde e alla comunicazione. Un´architettura “indefinibile”, nel senso che lancia line aperte e chiuse, interne ed esterne insieme.

E il nuovo teatro di Taipei?
Anche lì ribalriamo la logica che ha sempre chiuso il teatro nella forma binaria palcoscenico e sala per il pubblico. Qui il palcoscenico è al centro e intorno ci sono tre distinte sale. Perché il cuore del teatro non è il palcoscenico ma la gente che ci va.